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Trump-Biden, quando la comunicazione è strategia politica

Milano, 30 set. (askanews) - Donald Trump e Joe Biden. Da una parte un maestro dell'improvvisazione, dall'altra uno che usa le parole giuste e il "noi" e "voi" inclusivo. Il primo confronto dal vivo tra i due candidati alla Casa Bianca è stato descritto dai media americani come un momento di caos, con attacchi e interruzioni continue. Ma la politica è comunicazione. E dietro alle parole, agli atteggiamenti e alla gestualità si nascondono strategie. Lo spiega Patrick Facciolo, giornalista e dottore in tecniche psicologiche.

"Metodo è la parola che possiamo individuare nella strategia comunicativa di Joe Biden. Il suo linguaggio non verbale è stato rivolto alla telecamera e al pubblico. Le poche volte che si rivolge a Trump lo fa per indicarlo col braccio o per sorridere ridimensionando l'interlocutore.

Trump, sia per la comunicazione non verbale sia per il linguaggio ha scelto una via diversa: sguardo sempre distribuito tra l'intervistatore e l'avversario. Solo per un secondo ha incrociato lo sguardo con la telecamera".

Biden ha usato frasi brevi e incisive; la strategia di Trump è stata tutta votata all'attacco dell'avversario. "Trump interviene, interrompe Biden. Biden soffre molto le interruzioni. Guarda verso il basso e le inquadrature non perdonano. L'abitudine verso il basso non lo premia", ha spiegato Facciolo.

In sintesi a Trump mancherebbe quell'aspetto fondamentale della comunicazione politica che è l'empatia con l'elettore che segue il dibattito in tv. Ma sono altre le frecce al suo arco: "Se da un lato su questo punto Biden è più performante, manca a sua volta della capacità d'improvvisazione di cui Trump è un maestro. E le tendenze della comunicazione politica contemporanea negli ultimi anni ci hanno insegnato quanto è importante nei meccanismi della persuasione e nella creazione della dinamica del consenso", ha concluso Facciolo.

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