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Coronavirus, falla nel decreto di Conte? "Un metro di distanza di sicurezza", impossibile sui mezzi pubblici

"Un metro di distanza". Ruota intorno a questo precetto igienico il decreto straordinario del governo sul coronavirus. Al di là della questione politica (molti sindaci delle zone più a rischio contestano al premier Giuseppe Conte di averli scavalcati) e della comprensibile priorità dell'esecutivo (bloccare il contagio al di fuori delle zone rosse, con misure "draconiane" anche dove l'emergenza - per ora - non c'è), restano i dubbi nel merito dei provvedimenti. 

 

 

Riaprono i musei, gli istituti e i luoghi di cultura, ma devono però "assicurare modalità di fruizione contingentata" per evitare "assembramenti". Garantire cioè al pubblico una distanza di sicurezza di un metro tra le persone, per provare a disinnescare l'effetto droplet (la gocciolina di saliva tra i vettori di contagio). Stop invece a tutte le manifestazioni "non ordinarie", come "grandi eventi, cinema, teatri, discoteche e cerimonie religiose". Quindi anche in Chiesa, ingressi contingentati. Misure difficilissime da far rispettare, anche per bar e ristoranti. Ma soprattutto, la falla è dietro l'angolo. Piccolo esempio pratico: i mezzi pubblici continuano a funzionare regolarmente, senza alcun controllo igienico rafforzato. E in quei casi, nessun funzionario potrà materialmente verificare che sui treni, tram, autobus e metropolitana ci sia almeno un sedile vuoto tra un passeggero e un altro o un metro tra un viaggiatore in piedi e un altro. E se nemmeno la mascherina funziona a evitare il contagio, che fare?

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