Appalti, Renzi chiede un piano shock da 120 miliardi

De Micheli pronta a portare in CdM un piano da 196 miliardi, sostegno del PD

"Adesso vogliamo concretizzare, tutti insieme. Questo vale soprattutto per i cantieri. Ho detto in aula: io non voglio un sottosegretario in più, io voglio un cantiere in più. Se liberiamo 120 miliardi di euro sui cantieri, l'Italia potrà affrontare la crisi post-Coronavirus in modo diverso. Il piano shock salverà migliaia di posti di lavoro". Lo scrive Matteo Renzi leader di Iv, nella sua Enews. "Ogni cantiere sbloccato sono famiglie che recuperano il diritto al futuro. E sono opere utili al Paese. Ogni giorno che perdiamo è un giorno perso per tutti".

La ministra Paola De Micheli, a quanto si apprende da fonti Dem, intende portare in Consiglio dei ministri a giugno, come allegato al Def, un piano da 196 miliardi di opere già finanziate e da realizzare per i prossimi 15 anni, con l'obiettivo di "mettere a terra" tra i 15 e i 20 miliardi entro il prossimo anno. Ed è dal "piano De Micheli", spiegano i Dem, che il Pd intende ripartire: "Un piano concreto, reale dei cantieri che lavora sul concetto di concorrenza trasparente delle società di costruzioni". Alcune norme, viene spiegato, potrebbero essere anticipate e inserite nel decreto semplificazioni cui sta lavorando il governo. L'idea è che il codice degli appalti vada migliorato prendendo le cose buone che ci sono e correggendo quelle che non hanno funzionato, nella consapevolezza che su alcuni punti c'è già una convergenza sia fra i partiti della maggioranza sia fra gli operatori del settore. Quanto ai commissari, l'idea è introdurli "per opere che richiedono la soluzione di complessità difficilmente superabili con la normale amministrazione", come i cantieri fermi per stratificazioni giudiziarie. Nel piano  sono proposte procedure negoziate sotto la soglia europea dei cinque milioni di euro; semplificazione di alcune procedure di finanziamento delle grandi opere, a partire dai contratti di programma di Anas e Rfi; semplificazione delle autorizzazioni e riduzione dei livelli di progettazione. 

''Genova - ha detto De Micheli - è stata una grandissima operazione, di soddisfazione per quella città e per tutto il Paese. Mi auguro che non sia replicabile perché è nata da una tragedia per il Paese. Noi dobbiamo arrivare prima che accada una cosa del genere come a Genova - continua la ministra -. Provare a mettere un freno a queste infrastrutture vecchie e dove la manutenzione non è stata fatta per tanto tempo''.

Il modello Genova per i cantieri, come detto oggi dal ministro Paola De Micheli, ha "funzionato bene" per alcuni aspetti come i protocolli antimafia e la sicurezza del lavoro. Però, ragionano fonti Pd, è evidente che Genova aveva alcune condizioni che non sono replicabili: "Non è semplice trovare sempre chi regala un progetto per una grande opera, non avremo un sistema di finanziamento a pie' di lista come quello del decreto Genova, non avremo neanche la facilità di autorizzazioni per un'opera che doveva sostituire una opera già esistente, esattamente nello stesso posto e con la stessa funzione. Se si parla di Modello Genova per tutto - sottolineano dal Pd - significa non conoscere la realtà dei meccanismi alla base del nostro sistema normativo, a tutela della sicurezza delle persone e contro le infiltrazioni mafiose".

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