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Giacomo Sanvitale, il semiprofessionista che sogna Hollywood: "In Italia non mi hanno voluto, ora faccio gol negli Usa"

Tommaso Lorenzini
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Trovare l'America inseguendo un pallone. Si può, al di là del copione da film di Hollywood che comunque, in qualche modo, nella storia di Giacomo Sanvitale c'entra eccome. Nato a Saronno nel 1997, «il mio chiodo fisso è quello del calcio, fin da piccolo, soprattutto per "colpa dello zio" che da giovane è arrivato fino alla serie C», racconta a Libero. Anche se la madre aveva iscritto Giacomo ad equitazione, dove aveva vinto anche qualche gara, lui sceglie il calcio e cresce nella squadra locale. E a 15 anni accarezza il grande sogno: provino per il Milan. Che però non va bene. Per ripartire, decide di tentare l'esperienza in Svizzera, al Mendrisio. Quasi quattro anni di spostamenti casa-campo di allenamento, i sacrifici per stare al passo con la scuola, il torneo di Viareggio giocato fra le fila della Primavera fino al punto di svolta: la società non gli rinnova il contratto, niente salto in prima squadra.

È il maggio 2018, e quando la palla sembra sgonfiarsi del tutto, ecco il rimbalzo che cambia la vita. «Sono passati due giorni da quando mi hanno comunicato che non interesso più al Mendrisio, ci sono rimasto davvero male», confessa Sanvitale, «mi trovo a casa a giocare alla playstation e rimuginare quando suona il telefono: un ex compagno al Mendrisio mi dice: "A Milano c'è un provino per andare a giocare negli Stati Uniti". Ho detto: "facciamolo", consapevole che a 19 anni può essere la scelta che rivoluziona tutto». L'evento viene organizzato da College Life, una delle principali società italiane che aiuta ragazzi ragazzi ad ottenere borse di studio per gli Stati Uniti tramite lo sport. «In gergo lo chiamano showcase», spiega Giacomo, «costa sulle 150 euro, siamo in circa 100, ti fanno fare esercizi di tecnica, tattica, partitelle. Quel 17 giugno nella mia squadra mi sono ritrovato con l'amico che mi aveva portato, che hanno preso immediatamente, un ex Primavera del Torino e un ex della Roma. Io in realtà non ero andato con grosse aspettative, trasferirmi in America non era in cima alla lista dei miei desideri ma la curiosità cresceva».

Giacomo viene preso, «anche perché parlavo già bene l'inglese, è importante, io per fortuna ho fatto il liceo linguistico», e arriva a Lafayette, «squadra e realtà piccolissima con grande impatto, ma in America è tutto bello e oggi non vorrei più andarmene. Nel campionato di college siamo una delle migliori formazioni e vinciamo. Poi arriva l'offerta da Saint Louis, nel Missouri. Accetto e faccio bene perché, nonostante un infortunio, riesco a recuperare e segnare un rigori nella finalissima del campionato che vinciamo 5-3».

Ma com'è la vita negli Usa? «La mia è da semiprofessionista, nel senso che accanto alla parte sportiva c'è quella degli studi. Sveglia alle 6.30, palestra o allenamento individuale, la mattinata college, fino verso le 13. Poi allenamento nel pomeriggio e si torna a casa a studiare e prendersi un po' di relax. Il succo della storia è che grazie al provino ti trovano scuola e squadra, fai un percorso di studi di due anni più altri due opzionali, anche in base a quanto sei bravo. I più forti riescono a ottenere una buona borsa di studio, anche di 45mila euro all'anno, con la quale si mantengono. Il club non ti paga perché non è consentito per legge, sono campionati paragonabili alla nostra serie D. Certo, qui nel Missouri il calcio è abbastanza di nicchia, al massimo avremo sulle 300 persone allo stadio, ma considerate che a tre ore di macchina ci sono i Kansas City Chiefs, il team campione nazionale del football».

E il futuro? «Dopo i quattro anni se ottieni il visto puoi perfino arrivare a giocare professionista, puoi comunque chiedere di rimanere un altro anno per vedere se trovi squadra. Io per l'anno prossimo ho firmato a Los Angeles e quindi ora mi sposterò in California, per giocare con il Marymount. È perfetto perché comunque sia sfondare nel calcio è complicato e io vorrei provare ad entrare anche nel mondo dello spettacolo. Continuerò a studiare Business Law, ma siccome al Community College mi sono diplomato in Recitazione, quale posto meglio di Los Angeles e di tutto ciò che ruota attorno ad Hollywood?».

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