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Coronavirus, Luca Zaia sui focolai in Veneto: "Ecco le due colpe di Giuseppe Conte"

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Un governatore "scomodo" per questo governo, poiché troppo popolare e forse troppo bravo. Si parla di Luca Zaia, finito nel mirino per i focolai in Veneto, in particolare quello nel vicentino originato dal viaggio di lavoro in Serbia del manager che ha poi rifiutato le cure. Insomma, qualcosa contro cui il Doge non poteva fare niente. Ma tant'è, le critiche sono piovute, eccome. E così, Zaia passa al contrattacco in un'intervista a La Stampa, in cui esordisce sottolineando come "oltre al virus c'è un vulnus legislativo. Chi scappa dalla quarantena o rifiuta il ricovero non paga più, o non abbastanza". Quindi, secondo Zaia, è anche colpa del governo per quel che è successo.

 

Dunque si passa a "galera o Tso", le richieste di Zaia contro chi sgarra. Non le sembra di esagerare? "No - risponde -. Dopo l'ultimo decreto chi scappa dalla quarantena non commette più un reato. Visto che non siamo tutti disciplinati come giapponesi e che aleggia sul Covid una certa aria complottista e negazionista, chiedo che il Governo si dia una mossa. Delle due, l'una: o l'isolamento fiduciario è una passeggiata o siamo seri e allora bisogna fare delle scelte forti". Giuseppe Conte ha sbagliato? "Sì. Ma è un errore facilmente rimediabile. E, già che c'è, il Governo dovrebbe risolvere pure un altro problema". Ossia? "L'imprenditore di Vicenza - rimarca Zaia - rientrava da un viaggio di lavoro in Serbia. Bisogna chiarire le regole per chi rientra dall'estero. Chi si sposta per lavoro non può restare nell'incertezza".

 

Insomma, l'attacco a Conte e al governo è a tutto tondo. Altro passaggio interessante, però, è quello relativo alla risposta data dal governatore quando gli dicono che con le sue dichiarazioni ha dato "l'impressione che il Veneto sia di nuovo in emergenza". Secca la replica di Zaia: "C'è chi ha gettato benzina sul fuoco. Lo scriva, per favore: in Veneto non è ripartita l'onda dei contagi e la situazione è sotto controllo. Attualmente ci sono 24 focoali: a inizio giugno erano 135. E gli ultimi casi, come quello nel Vicentino, sono di importazione", conclude il governatore.

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