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Bruno Vespa svela la verità sul processo contro Salvini: "Il sì di Matteo Renzi e quelle quattro commissioni a Italia Viva"

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Il voto contro Matteo Salvini per mandarlo a processo sul caso Open Arms è un chiaro esempio di uso della giustizia per far fuori gli avversari. Lo crede Bruno Vespa che, dopo il sì del Senato contro il leader della Lega, commenta: "L'eliminazione dell'avversario politico per via giudiziaria fa parte da trent'anni di una consolidata tradizione italiana". Tradizione - scrive il conduttore di Porta a Porta sul Giorno - che passa da Tangentopoli, a Berlusconi, fino a Banca Etruria. "Le intercettazioni del caso Palamara dimostrano l'orientamento di alcuni magistrati di farsi braccio armato di quella solida frazione politica (sempre la stessa) che a ogni costo vuole impedire il ritorno della destra al potere, considerato sconveniente per l'ordine democratico, al di là della volontà degli elettori". 

 

 

Ma il sì al processo sul caso Open Arms ha anche un altro componente che è stato a dir poco fatale: Matteo Renzi. "L'ennesima capriola di Renzi (contro il processo in commissione, a favore in aula) non deve stupire". Per Vespa non è solo frutto del "carattere movimentista della persona". A mettersi in mezzo anche "un affare politico". "Le condizioni politiche - prosegue - sono mutate: quattro presidenze di commissioni parlamentari valgono bene una messa". In parole povere Renzi sarebbe stato disposto a tutto pur di raggiungere l'alto obiettivo. E chissà se l'esecutivo, già alle prese con i suoi di problemi, sarà giovato o meno dalla decisione. Una cosa è certa: per Vespa Salvini deve andare oltre il tema migranti. Almeno se vuole tornare a crescere.

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