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Bruno Vespa, il figlio tormentato si confessa: "Sempre votato a destra, ma dopo Fini e Berlusconi..."

Gianluca Veneziani
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Chiusa una porta, per lui si apre un portone. Magari tanto ampio quanto Porta a Porta. Federico Vespa, giornalista, conduttore radiofonico e figlio del celebre Bruno, ha appena lasciato RTL 102.5, salutando tutti «in silenzio ma con gratitudine». Nella telefonata con noi riempie questo silenzio di parole, chiacchierando a cuore aperto, come ha fatto nel libro-confessione L'anima del maiale (Piemme).

Vespa, da dove nasce la decisione di chiudere l'avventura in RTL?
«Dopo 13 anni avevo bisogno di nuovi stimoli. Sentivo da tempo che la storia d'amore volgeva al termine. È stata una scelta soltanto mia: lascio senza polemiche e mantenendo buoni rapporti con tutti».

Quali nuovi progetti ha in cantiere?
«Prima del Covid c'erano delle idee: avrei dovuto condurre un programma sugli Europei di calcio. Ora riparto da zero. Mi piacerebbe avere uno spazio di approfondimento e intrattenimento in radio o in tv, i miei due media preferiti».

Cosa le piacerebbe condurre?
«Sono innamorato di due programmi: La vita in diretta, giusto misto tra il leggero e il profondo. E Non è l'Arena: Giletti ha gestito le puntate sulla magistratura in modo esemplare, portando a casa dei colpi giornalistici e assicurando un'altissima qualità».

Con il suo addio a RTL si chiude Non Stop News - Raccontami, il programma che lei conduceva il venerdì con suo padre. Quanto ha imparato di lui e da lui?
«Tantissimo. Andare in onda con uno così, sapendo che non condividi nulla delle sue idee ma che ha una preparazione spaventosa, è molto faticoso. È come fare un incontro di pugilato con un campione di pesi massimi. Mi sono allenato a tenere botta con le mie idee: se avessi sbagliato mezza cosa, sapevo che lui mi avrebbe fottuto».

 

 

Alla fine chi ha vinto il duello?
«È stato un pareggio. La fascia giovane e nazional-popolare era più vicina alle mie idee, quella sopra i 50 anni condivideva le idee di mio padre. Ci siamo scontrati su tutto. Ad esempio sui temi di coscienza: io a favore dell'eutanasia, lui contro. E sulla qualità della classe politica: a mio avviso è molto modesta e ha gestito l'emergenza Covid in modo scandaloso. Mio padre preferiva dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Lui è un gigante democristiano del giornalismo. Preferisce fare sempre 0 a 0».

Come ha vissuto suo padre la pubblicazione del libro in cui lei racconta della sua depressione, figlia di un'infanzia in cui si è sentito quasi abbandonato dai suoi genitori?
«Sia lui che mamma hanno avuto una bella reazione. Non si sono sentiti danneggiati. Anzi, erano contenti, sapendo che questo libro rappresentava per me un'opportunità. E poi le contestazioni che muovevo loro le conoscevano già».

Da parte dei lettori ha ricevuto più compassione o più apprezzamento per il coraggio?
«Quest' ultimo. Molti mi hanno detto: "Io non avrei avuto le palle di raccontare una storia così". Forse per questo il libro sta andando molto bene, è già in fase di ristampa. Scriverlo per me è stato terapeutico. E ha cambiato la mia carriera: mi ha consentito di andare in tv a parlarne, insegnandomi a guardare fisso dentro una telecamera. E ha migliorato la mia capacità di raccontare storie: mi hanno infatti proposto di scriverne un altro. Ma questo libro mi ha permesso soprattutto di dare un messaggio: puoi stare bene economicamente e allo stesso tempo avere un'anima tormentata e stare di merda».

Durante il Covid lei sui social ha definito Conte «patetico» e «cialtroni» gli uomini al governo. Cosa non le è piaciuto di loro?
«Innanzitutto io avrei riaperto tutto già a fine aprile, senza aspettare fine maggio. È stato un delitto ripartire così tardi, visti i numeri in calo dei contagi. E poi questo governo mi pare del tutto inadeguato per il post-Covid. Come fai a fronteggiare il dopo-emergenza se già ora non riesci a liquidare la cassa integrazione? Con questi al comando il Paese muore».

Lei per chi vota?
«Io ho sempre votato a destra. In passato ho puntato sul giovane Fini e poi sul primo Berlusconi. Oggi invece non do il voto a nessuno. Vedo pochissima qualità, fatte le dovute eccezioni. Ad esempio, Luca Zaia è un amministratore meraviglioso e Michele Emiliano ha una testa di tutto rispetto. Ma poi mi trovo il Pd zingarettiano e i 5 Stelle a guidare il Paese. Non ne sono in grado: è come se il Sassuolo pretendesse di vincere il campionato».

Ha scritto anche dei post in omaggio a George Floyd. Ma che ne pensa delle statue abbattute e della tirannia del politicamente corretto?
«L'uccisione di Floyd è stata una vergogna. Ma è disgustoso cavalcare quell'onda antirazziale per aggredire i bianchi, distruggere le loro macchine e i loro negozi o imbrattare le statue. Si parte da una protesta giusta per fare qualcosa di inaccettabile».

Suo papà ha appena pubblicato il libro Bellissime! Lo leggerà?
«No, al momento sto leggendo Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi. È il primo libro di papà che leggo. Ma mi sembra una buona partenza, è come un'enciclopedia».

Come giudica le polemiche sollevate in Vigilanza Rai dal senatore grillino Di Nicola che ha accusato suo padre di offrire una rappresentazione stereotipata della donna per aver elogiato nel libro il lato B di Bélen?
«Mi pare una stronzata galattica. Bélen ha un sedere divino, un fisico da dea ed esaltarne le doti non è sessismo, è un modo per farle i complimenti. E poi mio padre ha una considerazione altissima della donna. Credo che il senatore grillino cercasse solo un pretesto per screditare il libro di papà».

Suo padre vuole da lei un nipotino. Ci sta pensando?
«Aspetta e spera».

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