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Coronavirus, Andrea Crisanti: "Il disastro è fatto, siamo alla Caporetto sanitaria. L'errore decisivo? Ad agosto"

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Il governo doveva agire prima. Lo ripete ormai come un mantra Andrea Crisanti. "Il coronavirus si combatte e si vince sul territorio. Oggi siamo alla Caporetto del sistema della medicina territoriale - ha spiegato il virologo in un'intervista a Italia Oggi -.  A fine agosto avevamo poche centinaia di casi, ci dovevamo chiedere allora come portarli a zero, estinguere i focolai residui, impedire i contagi dai rientri dalle vacanze". Tradotto: l'esecutivo ha avuto tanto tempo per prepararsi alla seconda ondata, ma si è fatto trovare comunque impreparato. L'attacco a Giuseppe Conte è chiaro. Negli ultimi giorni, il virologo è stato ripreso da tv e quotidiani per caldeggiato la possibilità di imporre un lockdown nazionale a ridosso di Natale. Ma adesso si ricrede, pensando di essere stato addirittura troppo ottimista: "Immaginavo che si potessero avere ancora due mesi avanti di tempo prima di resettare il sistema sanitario. Ma i numeri del contagio ci dicono che il disastro è stato fatto". Secondo Crisanti bisogna rafforzare il sistema di tracciamento e definisce l'iter che si segue oggi "impreciso e facilmente saturabile". 

 

 

 

In merito ai tamponi, Andrea Crisanti dice da tempo che ne servono tanti, da 50 a 100 per ogni malato, in modo da  testare i potenziali contatti. "Con la ripresa della attività commerciali, del lavoro e della scuola, la mobilità è cresciuta, i contatti ora sono incontrollabili. La nostra capacità di tracciamento è satura. Andava fatto ad agosto, quando c’erano 500 casi", ribadisce. E a complicare la situazione è la mancanza dei kit e dei reagenti per eseguire i tamponi: "La lezione di marzo non l'abbiamo purtroppo imparata". Il virologo, poi, smentisce chi dice che il virus abbia perso forza, anzi sostiene che oggi sia ancora più pericoloso di prima perché "si trasmette più facilmente". Quindi cosa si potrebbe fare adesso? Secondo Crisanti bisognerebbe applicare con gradualità misure di restrizione accettabili dal punto di vista economico, identificando focolai e zone rosse. "Poi farei un reset della situazione per due, tre settimane, una sorta di pausa di sospensione, non chiamiamolo lockdown che spaventa, implementando limitazioni di movimento alla gente e alle attività - spiega al Corriere della Sera -. E una volta portata la curva a un punto di sopportazione, ripartirei con la sorveglianza attiva". Bisogna arrivare a 2 o 3 mila casi al giorno prima di Natale, altrimenti - dice Crisanti - "da gennaio sarà il disastro".

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