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Papa Francesco, Antonio Socci: le sue manovre per far passare Ratzinger per fesso

Marco Rossi
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Dopo sette anni perfino i giornaloni - con la "defenestrazione" di mons. Gaenswein da parte di Bergoglio - si sono accorti che nella Chiesa cattolica ci sono due papi. Forse ce ne vorranno altri sette perché spieghino cosa significa. Ieri il Corriere della sera titolava una pagina di Massimo Franco con queste parole: «Così finisce l' era dei due Papi». L' articolo riferisce la versione di Bergoglio (che già era stata fornita agli altri giornali) sugli ultimi eventi. La corte "argentina" fa sapere che mons. Gaenswein è stato sollevato dall' incarico di Prefetto della Casa pontificia perché non ha evitato - come segretario di Benedetto XVI - che il papa emerito venisse «presentato furbescamente» come co-autore del libro con il card. Sarah in difesa del celibato ecclesiastico. Leggi anche: Papa Francesco, cosa c'è dietro la cacciata di padre Georg Così i bergogliani vogliono far passare tre idee: 1) che Benedetto XVI si faccia usare come se non fosse in grado di badare a se stesso e per questo dovrebbe essere isolato e silenziato; 2) che il card. Sarah sia uno che strumentalizza il papa emerito per sue operazioni personali; 3) che mons. Gaenswein non avrebbe vigilato per impedirlo. In realtà le cose stanno in modo opposto. Benedetto XVI è perfettamente lucido e consapevole, come tutti sanno (è ancora la migliore mente della Chiesa cattolica), e intendeva intervenire in difesa del celibato ecclesiastico messo in discussione dal Sinodo amazzonico. A metà gennaio - quando Le Figaro fece l' anticipazione del libro col card. Sarah - Bergoglio fece una sfuriata con mons. Gaenswein ordinandogli di far "saltare" l' operazione editoriale. Mons. Gaenswein provò a mettere in discussione la grafica con la doppia firma della copertina cosicché la grancassa bergogliana poté diffondere la notizia che Benedetto XVI ritirava la firma e si dissociava dall' operazione. Ma non era vero. Infatti il card. Sarah rese note le lettere intercorse fra i due autori e Benedetto XVI lo ricevette confermando il suo scritto e la sua approvazione. Di fatto, al di là della grafica delle firme, è chiaro a tutti che il libro è stato scritto di comune accordo e che Benedetto XVI non si è fatto imbavagliare. Il libro ha fatto capire al popolo cristiano che non è stato abbandonato da Benedetto XVI e che la sua paternità continua a vegliare sul cammino della Chiesa. Il suo pronunciamento ha con sé l' enorme forza di tutta la tradizione cattolica. La sua voce - con tutta evidenza - è la voce della Chiesa di tutti i tempi. Per questo il libro ha avuto un effetto dirompente. E risibile appare ora la polemica della corte bergogliana: «È stata evocata» scrive Franco «una contraddizione dottrinale tra i "due Papi", che ha irritato un Francesco accusato di essere per l' abolizione del celibato: sebbene i suoi consiglieri assicurino che non è così, come si capirà dalle sue conclusioni sul Sinodo sull' Amazzonia». Ci vuole poco a capire quanto è assurda questa versione. Se infatti Benedetto XVI e il card. Sarah hanno scritto cose identiche a quelle che professa Bergoglio, perché mai costui si è infuriato fino a "defenestrare" mons. Gaenswein per quel libro? In realtà Bergoglio voleva dare un colpo di piccone al celibato attraverso l' ordinazione dei "viri probati" e per questo aveva fatto richiedere questa innovazione nel documento conclusivo del Sinodo. Ma - dopo il pronunciamento così autorevole di Benedetto XVI - probabilmente non avrà il coraggio di farlo (stando a quanto dicono i suoi "consiglieri" a Massimo Franco e a quanto ha anticipato Avvenire). Per questo - avendo un carattere iroso e vendicativo - Bergoglio l' ha fatta pagare a mons. Gaenswein. Anche se il colpo al celibato che Bergoglio non darà direttamente nell' Esortazione post-sinodale delle prossime ore, potrebbe poi darlo per interposta persona attraverso il "rivoluzionario" Sinodo dei vescovi tedeschi. Il disappunto di Bergoglio deriva dalla constatazione che tutti continuano a sentire la voce di Benedetto XVI come l' autorevole voce del papa, mentre la sua è divisiva e viene percepita come quella di un politicante fazioso che non si comporta da papa. Infatti Franco annota anche il fastidio di Bergoglio e della sua corte per la pubblicazione - nell' aprile 2019 - degli Appunti di Benedetto sulla pedofilia, «con l' eco enorme che hanno ottenuto». Scrive Franco: «Si sono rivelati una fonte di imbarazzo per la cerchia papale. È stato notato con disappunto quanto l' analisi del pontefice emerito pesasse ancora e come fosse utilizzata strumentalmente dagli avversari di Bergoglio». In realtà proprio Bergoglio e la sua cerchia in questi anni (come hanno dimostrato certi incidenti clamorosi) hanno tentato di strumentalizzare Benedetto XVI per legittimare gli strappi bergogliani. Ma papa Ratzinger non si è mai fatto usare da nessuno. Con la sua mitezza e la sua sapienza continua a esercitare il suo ministero. In una memorabile conferenza all' Università Gregoriana, proprio mons. Gaenswein spiegò: «Prima e dopo le sue dimissioni Benedetto ha inteso e intende il suo compito come partecipazione a un tale "ministero petrino". Egli ha lasciato il Soglio pontificio e tuttavia, con il passo dell' 11 febbraio 2013, non ha affatto abbandonato questo ministero egli non ha abbandonato l' ufficio di Pietro - cosa che gli sarebbe stata del tutto impossibile a seguito della sua accettazione irrevocabile dell' ufficio nell' aprile 2005». Il più stretto collaboratore di Benedetto XVI dunque ci spiega che per Joseph Ratzinger «l' accettazione dell' ufficio» di Pietro è «irrevocabile» e abbandonarlo è «del tutto impossibile». Chi ha orecchie, intenda. di Antonio Socci

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