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Lodi, treno deragliato: "Come e dove abbiamo trovato i corpi dei macchinisti", la testimonianza sconvolgente

Caterina Spinelli
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Si chiamavano Giuseppe Cicciù e Mario Di Cuonzo i due macchinisti che hanno perso la vita nell'incidente ferroviario nel Lodigiano. Il primo, 51enne, originario di Reggio Calabria, il secondo 59enne proveniente da Capua, nel Casertano. Giuseppe oltre a essere ferroviere era anche delegato sindacale. "Alle ultime elezioni per le rappresentanze sindacali non si era ricandidato anche se a malincuore - ricorda il segretario regionale della Fit Cisl, Giovanni Abimelech-, perché si era risposato da poco e aveva avuto una bambina. Ma lo vedevamo spesso, qui, o nelle nostre sedi alla stazione Garibaldi e in Centrale". Leggi anche: Treno Frecciarossa deragliato a Lodi, l'ipotesi dell'errore: lavori in corso Insomma, per tutti Giuseppe era "un amicone, uno allegro e che portava buonumore" un po' come il collega Di Cuonzo. Lui, invece, era vicino alla pensione: "Un ferroviere con la "F" maiuscola, una grande professionista e appassionato del suo lavoro". Questo accomunava i due uomini che hanno perso la vita nell'impatto del Frecciarossa 9595 Milano-Salerno deragliato all'alba di giovedì.  Giuseppe Di Maria, comandante provinciale dei vigili del fuoco di Lodi, ha spiegato che dopo il disastro "i macchinisti erano già fuori dal treno, li abbiamo trovati per terra, già deceduti, il primo era vicino al fabbricato e l'altro a una cinquantina di metri. I corpi sono ancora qui", ha spiegato in mattinata.

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