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Vladimir Putin, schiaffo all'Europa: il vaccino anti-Covid russo verso il via libera

Filippo Facci
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Dopo tanto tirarsela, e verifiche e controverifiche, con l'Ema e l'Aifa che «vediamo, attendiamo», va a finire che prenderemo vaccini pure dal pizzicagnolo sotto casa, tanto siamo disperati. Cioè, in sintesi: abbiamo fatto follie economiche e pratiche (tipo i super-frigoriferi) per ottenere da Pfizer un numero di vaccini inferiore al dichiarato (tanto che neanche Dhl, il corriere, è a conoscenza degli ammanchi) ma ora ci prepariamo a confidare non solo sui sottovalutati vaccini Oxford-Astrazeneca (forse in Italia da metà febbraio) ed ecco tornare clamorosamente in auge il bistrattato «Sputnik» di Putin, il primo di tutti a parte quello cinese che, attenzione, a sua volta è candidato alla valutazione da parte delle agenzie europee. La morale l'avete già capita: abbiamo perso un mare, un oceano di tempo; un tempo che ormai non sappiamo neanche più come misurare: se in mesi, in trimestri o in morti. agosto Forse non lo ricordate, ma quando Putin parlò del suo vaccino era il 10 agosto 2020. Cioè sei mesi fa. Sei-mesi-fa. Putin l'aveva testato anche su sua figlia e cominciò a produrlo a settembre, si chiamava «Sputnik V» in omaggio al primo satellite lanciato nel 1957 attorno alla Terra: ai tempi, quasi mezzo secolo fa, anticiparono l'Explorer statunitense, oggi invece hanno anticipato la Pfizer.

 

 

Naturalmente l'Occidente storse subito il naso, e non fu chiaro perché Putin avrebbe dovuto ambire a spu***si con l'intero Pianeta e in particolare coi 145 milioni di russi disposti a credergli, più la ventina di nazioni che ordinarono il vaccino sulla fiducia. Ma l'Oms filocinese (organizzazione mondiale della sanità) alzò subito il ditino e si sbrodolò in dubbi d'ogni tipo, questo nonostante l'efficacia annunciata fosse del 95/97 per cento. Quindi oggi è divertente notare come molti media, trattandosi di Putin, guardassero con sufficienza alla notizia: il Corriere Della Sera, per dire, non scrisse che «La Russia sta preparando», ma che «La Russia starebbe preparando» tra «molti dubbi e perplessità». Sul quotidiano online Il Post la notizia diventò «Putin dice che», e fu messa in second'ordine. «Improbabile che abbiano già testato sicurezza ed efficacia del vaccino sono solo dichiarazioni, non c'è alcuna pubblicazione Quello che dichiarano mi sembra molto ottimistico e poco scientifico», si leggeva sul Corriere e sul Post. Tornando all'oggi: tra una settimana finirà la revisione europea per lo Sputnik. Ma non l'ha annunciato l'Unione europea: l'ha annunciato il Fondo russo per gli investimenti diretti.

Ma in realtà è da ottobre che l'Agenzia Europea per i farmaci (Ema) cincischia: nel frattempo l'avevano già registrato da un pezzo stati «inferiori» come Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina e Bielorussia, più altri dieci paesi entro questa fine del mese: ma tra questi paesi non c'è l'Italia, che però è un paese molto serio e scientifico, soprattutto nell'enumerare i morti. effetti Naturalmente in Russia hanno già vaccinato medici, operatori sanitari, insegnanti e altri gruppi a rischio: o questo riferiscono. Putin, ad agosto, non se la menò più di tanto: circa la somministrazione alla figlia, disse che, dopo la prima dose, aveva avuto la febbre a 38, che il giorno dopo era scesa a 37 e poi, dopo la seconda dose, un'altra leggera febbre. Poi tutto era tornato a posto. Agli Emirati Arabi Uniti e all'Arabia saudita bastò. In Italia stavano ancora cercando volontari per testare un vaccino allo Spallanzani. Non c'era fretta. La fretta è dei Putin. Ma il bello è che in futuro, a produrre il vaccino di Putin, potrebbe essere Astrazeneca: la notizia viene da Putin stesso. Mosca aveva già siglato un accordo di produzione con una società indiana, ma per il futuro vorrebbe produrre più vaccino e affidarsi alla società britannico-svedese Astrazeneca - ben contenta - mentre si è poi prospettata l'idea di una sperimentazione combinata tra i vaccini Sputnik e quello della stessa AstraZeneca. L'idea è quella di combinare i due vaccini mettendo in comune le esperienze del centro di ricerca russo Gamaleja, del Fondo investimenti diretti e di R-Pharm. Uno magari si immagina chissà quali trame e passaggi diplomatici per mettersi d'accordo: macché, i russi avevano fatto un invito ad Astrazeneca via Twitter. Ma non è ancora finita. Nicola Magrini, dell'Aifa italiana, ieri ha detto che anche il vaccino cinese (il Sinovac) sarà sottoposto al vaglio europeo. «Potrebbe diventare un ulteriore candidato», ha detto. Candidato: perché c'è tempo, evidentemente. «Significa», ha pure aggiunto, «che cadono muri e barriere». Ma quelli li aveva già abbattuti il Covid. Nei fatti, significa che siamo disperati e in ritardo su tutto. 

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