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Coronavirus in Israele, quasi 9 mila contagi in un giorno. Lockdown, "un mese forse non basterà"

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Quasi 9 mila contagi in sole 24 ore. Un nuovo record. Succede in Israele, primo Paese a tornare in lockdown dopo la prima ondata di Covid. Una scelta necessaria, secondo il premier Benjamin Netanyahu, che ha detto: "La chiusura probabilmente durerà più di un mese, potrebbe volerci molto più tempo". Come riporta l'Ansa, i casi attivi della malattia sono 69 mila, di cui 810 sono malati gravi e 206 sono in ventilazione. I decessi, invece, sono saliti a 1.571 con 43 morti in un giorno. Ma c'è una particolarità, riportata dal direttore generale del ministero della Sanità Chezy Levy: "Il 34% dei contagiati in Israele è rappresentato da ebrei religiosi ortodossi, nonostante questa comunità costituisca circa il 12% della popolazione complessiva".

 

 

 

 

Una circostanza che trova facile spiegazione. Alla base dell'alto livello di morbilità nel settore ultraortodosso, infatti, ci sono il superaffollamento e le preghiere, che a volte violano le regole di condotta. Secondo Levy, inoltre, alcune scuole religiose ultraortodosse hanno "enormi" tassi di infezione. Intanto Netanyahu cerca di correre ai ripari. E' stata approvata una legge, voluta dal premier, che limita preghiere pubbliche e manifestazioni: chi intende parteciparvi non potrà allontanarsi di oltre un chilometro dalla propria abitazione e, inoltre, non potranno crearsi assembramenti di oltre 20 persone. Ma l'opposizione non ci sta e accusa Netanyahu di aver voluto la legge non per arginare la diffusione del virus, ma per ostacolare i movimenti di protesta contro di lui. Ecco perché è stato chiesto alla Corte Suprema di esprimersi sulla nuova legge.

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