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Coronavirus, prendono a calci anche le ambulanze. "Perché la responsabilità è anche di Conte e virologi"

Lorenzo Mottola
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Il fronte degli scettici è vasto. C'è il famoso negazionista di Treviso, convinto che le notizie sull'epidemia vengano diffuse per alimentare un complotto della fantomatica "psico-polizia". Oppure c'è il signor Giuseppe Pino, vice del generale arancione Antonio Pappalardo, uno di quelli che a furia di organizzare comizi per spiegare che il virus non esiste alla fine s' è preso il Covid (anche se lui coerentemente nega). Perfino tra i malati gravi c'è chi resiste alle verità scientifiche: lo ha raccontato poco fa un'infermiera di Vercelli, cui è capitato di curare persone attaccate ai respiratori che ancora chiedevano al personale sanitario di dir loro la verità, ovvero che la pandemia è un'invenzione dei mass media. Gli increduli sono sempre più agguerriti e sono ovviamente figli del caos generato da tutti i primi attori di questa tragedia, dalle nostre autorità sanitarie, convinte di poter risolvere la crisi a colpi di bonus monopattino, fino ai virologi da salotto tv, ormai divisi per correnti politiche per cercare di inseguire propri interessi.

L'evoluzione - Il problema, però, è che tanti che prima si limitavano (legittimamente) a porre dubbi ora iniziano a diventare violenti. Alcune di queste persone sono arrivate ad assaltare medici e infermieri. Gli "eroi" della prima ondata sono finiti in mezzo. Ora li chiamano "terroristi" e gli sputano addosso. E la cosa potrebbe tranquillamente deflagrare, come prova quanto si è visto questa settimana a Berlino, dove sono stati 700 i feriti a una manifestazione contro le chiusure (peraltro abbastanza blande rispetto alle nostre) decise dalla cancelliera Angela Merkel.

I timori - Quale fosse il pericolo era chiaro a tutti: già un mese fa il delegato italiano dell'Oms Ranieri Guerra spiegava che con nuovi provvedimenti restrittivi in Italia si sarebbe corso il rischio di «rivolte armate». E il Viminale monitora costantemente l'evolversi della situazione dopo gli scontri di Napoli (anche a questo serviva inviare l'esercito in Campania per il varo della zona rossa). Non può sorprendere, quindi, se gruppetti di cittadini convinti dalle favole che circolano sul web abbiano dato l'assalto alla croce rossa. L'ultimo esempio viene da Torino. Un gruppetto di ragazzi a bordo di una Porsche Cayenne ha inseguito un'ambulanza fino alla casa di un paziente positivo al Covid, dove ha iniziato a urlare contro medici e operatori sanitari accusati di «girate a vuoto» per spaventare i cittadini. «Non c'è nessuno là dentro», hanno strillato indicando il mezzo di soccorso. Sono arrivati quasi alle mani. Una scena patetica. Alla fine è dovuta intervenire la polizia. Pochi giorni prima a Milano i giornali locali avevano registrato un caso molto simile. Un'altra ambulanza arrivata a sirene spiegate in viale Monza era stata presa a calci da una signora. «Fate terrorismo» ha strillato la donna, che passava di lì per caso, agli infermieri. Altra sceneggiata, alla fine sono intervenuti i vigili. Come dicevamo, ad alimentare tutto c'è internet, consueto scolmatoio di tutto il peggio della società. È diventato virale, con oltre 12mila condivisioni, il video di un uomo che insegue in auto alcuni barellieri diretti all'ospedale Maresca di Torre del Greco, in provincia di Napoli. Per complottisti e negazionisti del Covid, questo filmato sarebbe la prova che le sirene vengono impiegate per spargere il terrore e che non esiste nessuna emergenza. Ovviamente non è vero nulla. Come non avevano fondamento i tanti video di pronto soccorso vuoti che erano circolati nelle scorse settimane per dimostrare che l'allarme non esiste.

Lettere minatorie - Peraltro, tra i negazionisti ci sono persone istruite, come il professore di Jesi che mandava messaggi su whatsapp ai suoi alunni mettendo in discussione l'esistenza stessa del Coronavirus (le Iene gli hanno dato la caccia, esponendolo a pubblica gogna su Italia1). E altri due casi simili sono stati recentemente registrati in altri istituti. In una trasmissione tv la sociologa Barbara Gallavotti ha paragonato i negazionisti ai «dementi, perché il loro cervello prova a dare un senso a informazioni false». È chiaro: chi nega del tutto l'esistenza del virus o parla di «psico-polizia» non dimostra di spiccare per acume, ma è anche vero che archiviare la questione come semplici deliri di quattro poveracci è forse un po' troppo semplice. Contro le chiusure sono arrivate anche lettere firmate "Brigate Rosse". Il rischio che la violenza si diffonda esiste.

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