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Vittorio Feltri e il ponte di Messina: "La politica ripugnante di un Palazzo Chigi ad alto tasso di Meridionali"

Vittorio Feltri
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Ogni tanto, a intervalli di qualche anno, alcuni politici dalla vista corta rispolverano il progetto del ponte sullo stretto di Messina, del quale si parla a vanvera da almeno mezzo secolo. Si tratterebbe di un'opera gigantesca e costosissima, per cui fa gola a parecchia gente assetata di soldi. Per studiare la fattibilità del manufatto intanto sono stati spesi centinaia e centinaia di milioni che, se fossero stati investiti in qualcosa di realizzabile, forse le infrastrutture siciliane, oggi carenti (mancano ferrovie e autostrade), sarebbero idonee a promuovere lo sviluppo locale. Sulla utilità di un ponte si discute da sempre senza costrutto, ma è un fatto che i traghetti che fanno la spola tra l'isola e la Calabria non bastano a smaltire il traffico di uomini e veicoli. È altrettanto vero però che il ponte non è una priorità, costa l'ira di Dio e non è detto che risolva i problemi del territorio che attualmente non brilla per la buona organizzazione. Da alcuni anni a questa parte l'idea del viadotto era stata accantonata per mancanza di fondi, ora che la crisi ha totalmente prosciugato le casse dello Stato la voglia di costruirlo è tornata a bomba. Il governo Conte, il più indebitato della storia repubblicana, anziché ridurre la spesa pubblica pensa di incrementarla investendo in un colosso di cemento in bilico sul mare.

 

 

 

Ma c'è di peggio, qualcuno nell'esecutivo propone al posto del ponte una galleria subacquea, nella quale solo un deficiente potrebbe avventurarsi. Tanto più che la maggioranza di coloro che si recano in Sicilia usa l'aereo, leggermente più comodo e perfino più sicuro. Il Mezzogiorno non ha bisogno di imprese faraoniche, bensì di collegamenti che, per esempio, consentano di raggiungere Matera senza dover fare testamento, magari prendendo il treno. Altrimenti la economia della zona non riuscirà mai a decollare. Le aziende che producono necessitano di trasporti veloci, senza i quali è evidente che le industrie continueranno a scegliere il Nord per dare impulso ai propri affari. Un Palazzo Chigi ad alta intensità di meridionali invece non è capace di fare gli interessi veri del Sud: preferisce occuparsi di poltrone, di assistenzialismo nella convinzione di procacciarsi voti di scambio. Questa politica è ripugnante e grida vendetta. Avanti di tale passo gli abitanti del Mezzogiorno anziché attraversare il ponte di Messina saranno costretti a vivere sotto i ponti.

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