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Ma una banca può essere paragonata a un fruttivendolo?

FRANCESCO DE DOMINICIS
FRANCESCO DE DOMINICIS

A Libero dal 2007, è in forza alla redazione di Roma dove si occupa di economia e soprattutto di banche. Il nome di questo blog, Baraonda bancaria, è ripreso dal titolo di un libro scritto nel 1960 da Alberto de' Stefani nel quale l'autore racconta la sua esperienza nel salvataggio del Banco di Roma negli anni 20: è la storia di intrecci politici e gestioni fuori legge. Dopo un secolo, nell'industria finanziaria italiana, non sembra cambiato granché.

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Una banca pub essere paragonata a un fruttivendolo? Lo ha fatto ieri Antonio Patuelli. Il presidente dell'Abi, sul Tempo, ha appunto accostato un'agenzia bancaria a un qualunque negozio di frutta e verdura. Il tema è quello della consapevolezza dei rischi legati agli investimenti. Patuelli non ha dubbi: «L'irresponsabilità non è ammessa, non esiste. Quando si va dal fruttivendolo ci si affida in modo cieco a quello che dice o si esamina la frutta prima di comprarla?». Fatta la domanda, si dà la risposta: «Non si capisce perché chi entra in banca per un investimento debba avere gli occhi bendati». Il leader dei banchieri sposta l'attenzione sui clienti. Il problema, tuttavia, non è il compratore, ma il venditore. Chi porta i propri risparmi in banca cerca su; erimenti in una materia complessa e si fida. E il consiglio (se non viziato da indebite pressioni commerciali sugli addetti alla consulenza) è essenziale. Sbagliare l'acquisto di un chilo di mele ce lo possiamo concedere tutti, sottoscrivere un prodotto finanziario (magari bacato all'interno) no.  [email protected]

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