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Serena, il Parkison e il tai-chi via Zoom

Brunella Bolloli
Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.

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<Chi avrebbe detto che sarei diventata quasi un’esperta di Zoom?>. La signora Serena, 72 anni e mille risorse, temeva che il Coronavirus, oltre alla salute, le avrebbe portato via i suoi interessi, gli hobby a cui si dedica con passione, come il Tai-chi o il tango.  <C’è stato un momento, all’inizio dell’emergenza, in cui ho avuto davvero paura che niente sarebbe stato più come prima>, racconta a Libero, <alla mia età, con la mia patologia, e questo maledetto virus che si è abbattuto sulla Lombardia come uno tsunami>. Serena Pinto nel 2012 ha cominciato ad avere uno strano tremore al pollice della mano sinistra, ma poiché è sempre stata una donna super attiva, con tanti interessi, la famiglia e le amiche con cui trascorrere lunghi pomeriggi tra chiacchiere e cineforum, non ha dato peso alla mano tremante. Anche il marito ha evitato allarmismi: <Sarà una reazione al fatto che giochi spesso a Burraco on line>, le ha detto dando la colpa al mouse. Serena non ha preso farmaci, ma dopo qualche mese il tremore continuava e alla fine si è decisa a fare gli esami, soprattutto il Dat-scan, il cui responso è stata una doccia fredda: Parkinson. <E adesso che scenario mi aspetto? Cosa mi accadrà>, la prima angosciata reazione.  <I dottori hanno provato a tranquillizzarmi dicendo che di Parkinson non si muore, ma io mi sentivo ancora giovane e in forze per diventare una persona affetta da una malattia neurodegenerativa>. Dopo un comprensibile sbigottimento, questa giovane nonna - che prima della pensione faceva la terapista occupazionale in un centro per bambini - si è messa a studiare tutto ciò che riguardava il Parkinson per tentare, se non di combatterlo, almeno di conviverci senza lasciarsi sopraffare. <Ho letto moltissimo sulla malattia e ho scoperto che il movimento era altamente consigliato, specie il tango, che migliora l’equilibrio, la postura e agisce sull’aspetto psicologico; fa bene anche il Tai-chi, che non conoscevo affatto, ma che stimola l’armonia di sé e si può definire una meditazione del movimento>. Serena si è quindi iscritta alle lezioni tenute da un maestro cinese nel centro di Milano, in breve tempo il Tai-chi è diventato un appuntamento fisso, come il tango e il Pilates settimanale, ma con il sopraggiungere del lockdown lei e gli altri partecipanti al corso sono rimasti spiazzati. Fino a che non è arrivato in aiuto Zoom, la piattaforma digitale che unisce anche a distanza e consente di partecipare a video-lezioni ognuno stando a casa propria soltanto grazie a un tablet o a uno smartphone. La quarantena è diventata così meno triste e complicata per Serena Pinto  la quale, oltre allo sport “casalingo”, ha deciso di aderire a un progetto nato per chi, come lei, soffre di disturbi neurodegenerativi. Si tratta di “Parkinson Care”, una sorta di teleassistenza che mira ad aiutare i pazienti che proprio in questo periodo non si recano in ospedale o dal neurologo per i consueti controlli e che però non vogliono e non devono sentirsi abbandonati. Il servizio è gratuito in tutta Italia almeno fino al 12 giugno e consente ad ogni assistito di avere un infermiere specializzato “dedicato” che può essere contattato via telefono, mail o whattsApp  per ogni esigenza legata alla malattia. E’ poi l’infermiere stesso a valutare se occorre avvertire il medico personale  del paziente oppure no. <Mi sono capitati alcuni episodi in cui non mi sono sentita in forma, ho composto il numero e questo servizio mi è stato di grande aiuto perché altrimenti non avrei saputo cosa fare e mi sarei fatta prendere dall’ansia>.I malati di Parkinson in Italia sono circa 260mila, quasi tutti over 65, e sebbene ci siano forme più lievi come quella che ha colpito la signora Serena e con un decorso lunghissimo, si tratta di una patologia che provoca disabilità, difficoltà motoria e numerosi altri problemi da non sottovalutare quali l’isolamento, il senso di frustrazione, fino alla depressione. Il fatto di potere usufruire di un progetto di teleassistenza, specie in periodo di Covid, si è rivelato uno strumento essenziale per tanti anziani <perché ok il  tango e il tai-chi praticati su Zoom con cui mi diverto e sto bene>, spiega Serena, <ma la sicurezza di avere un medico o un infermiere che ti parlano quando sei disorientata o temi di peggiorare, è impagabile>. Soprattutto perché capisci di non essere mai sola a fronteggiare la malattia.

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