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A Centignano una delle più antiche Commende dell'Ordine di Malta

Andrea Cionci
Andrea Cionci

Storico dell'arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall'Afghanistan e dall'Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo "Eugénie" (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi - vive una relazione complicata con l'Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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In un clima culturale dove la nostra civiltà sembra stia sviluppando inquietanti forme di rigetto verso il proprio glorioso passato cattolico, aristocratico e militare, vale la pena di riscoprire una realtà capillare e poco nota che ancora sopravvive sul territorio nazionale: le “Commende” dell’Ordine di Malta.

Come ricorda Emilio Ricciardi, dal 1100 il Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, oggi più noto come Ordine di Malta, cominciò a diffondersi per tutta la cristianità. I suoi cavalieri curavano gli ospizi fondati nei luoghi santi e, per la loro opera, furono premiati dalle gerarchie civili ed ecclesiastiche con l’indipendenza da ogni potere civile, con il privilegio di possedere milizie proprie  e di battere moneta. Ottennero anche grandi possedimenti tanto che la loro sede principale, una volta abbandonata la Terrasanta conquistata dall’Islam, fu un’intera fortezza nell’isola di Rodi.

In tutta Europa, lungo le principali vie di pellegrinaggio e nelle città portuali, i cavalieri dell’Ordine gerosolimitano edificarono le loro commende, complessi edilizi dotati di chiese, ospizi e taverne per poter accogliere e curare i pellegrini diretti nei luoghi santi. Inizialmente queste avevano l’aspetto di   residenze fortificate, ma col passare del tempo assunsero il carattere di aziende agricole composte, oltre che dagli edifici residenziali e dalla chiesa, da varie strutture di servizio come stalle, mulini, e granai. Più commende facevano capo a un baliaggio o a un priorato.

Dopo la vittoria di Lepanto (1571), estinta la minaccia saracena, l’Ordine raggiunse l’apogeo e la rete di commende, estesa per tutta l’Europa, divenne ancora più fitta grazie ai grandi possedimenti di beni immobili raccolti in tutto l’Occidente cristiano, al punto che solo un ridotto numero di cavalieri continuò a praticare l'attività militare, mentre gli altri furono impiegati nella gestione del patrimonio dell’Ordine. In seguito alla Riforma protestante, molte commende dell’Europa del Nord vennero soppresse, ma nelle nazioni cattoliche come la Spagna e il Regno di Napoli, per tutta l’Età Moderna i Giovanniti continuarono ad aprire nuovi insediamenti.

Una tra le più antiche commende giunte fino a noi, è la Commenda di Santa Maria di Centignano (Viterbo) che, secondo gli ultimi studi realizzati dalla Facoltà di Architettura de “La Sapienza”, fu fondata nel 1212. Secondo altre ricerche pare che comprenda la chiesa più antica della Tuscia.
La Commenda fu molto opulenta al tempo in cui i Cavalieri di Malta avevano la loro sede nella Rocca di Viterbo, che era stata loro concessa da Papa Clemente VII nel 1523.

Tuttavia, non si diventava commendatori facilmente: il Cavaliere, prima di poter aspirare alla carica, doveva servire come soldato nelle galee dell’Ordine per non meno di cinque anni, nel corso dei quali era obbligato ad imbarcarsi per varie missioni, che venivano definite come “carovane”.

Erano quindi personaggi temprati da una vita molto dura, nella lotta costante che li vide protagonisti per secoli contro l’Impero Ottomano e i pirati del Mediterraneo.

La missione di assistenza ai pellegrini affidata ai cavalieri si è svolta in questo antico casale di Centignano fino all’occupazione Napoleonica dell’isola di Malta nel 1798.

Alla guida della Commenda si sono succeduti, nei secoli, nomi prestigiosi di cavalieri ospitalieri appartenenti a importanti famiglie nobili italiane, ciascuno di loro chiamato a migliorare la struttura.

I ricercatori hanno identificato la “genealogia” delle varie famiglie che ebbero in gestione la Commenda di Centignano, e tornano nomi ben noti ancor oggi come come Strozzi,  Caracciolo, Costaguti.

Secondo questa tradizione, la Commenda è stata ceduta nel 1979 agli attuali proprietari, i Principi di San Severo d’Aquino di Caramanico che hanno curato il restauro dell’intero complesso riportandola agli antichi splendori con interventi di restauro ideati dal principe don Guido. Dopo la sua scomparsa, i lavori sono proseguiti con  il figlio, principe don Filippo, che si è avvalso della consulenza dell’artista Cesare Barro per rifinire ogni dettaglio con grande gusto e attenzione filologica. Annessa alla dimora, si trova l’antichissima Chiesa che affaccia direttamente sul cortile, intatta nel suo splendore, e ancora utilizzata per le celebrazioni private dei Principi di San Severo.

Insomma, un modello di cura amorevole per il nostro patrimonio cavalleresco e cattolico che resiste attraverso i secoli come un fortino inespugnabile di cultura e bellezza.

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