Logo
Edicola digitale
+

"Dio, Patria, Famiglia" contro "Uomo, Mondo, Sesso": lo scontro finale

Andrea Cionci
Andrea Cionci

Storico dell'arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall'Afghanistan e dall'Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo "Eugénie" (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi - vive una relazione complicata con l'Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

Vai al blog
  • a
  • a
  • a

Nell’effervescente ambito cattolico “conservatore” sono ormai all’ordine del giorno i riferimenti ai tempi apocalittici che staremmo vivendo, in una sorta di resa dei conti tra “i figli della luce e i figli delle tenebre” come ha scritto recentemente Mons. Viganò a Donald Trump.   

L’approccio spirituale è destinato ai soli credenti, tuttavia, vale senz’altro la pena di affrontare il discorso laicamente, dal punto di vista culturale, storico e sociologico, constatando come nel mondo si stiano effettivamente confrontando due enormi e coerenti sistemi di pensiero che agglomerano diversi e opposti “ismi”.

Sostanzialmente, da un lato sopravvive una mentalità che affonda le proprie radici nella cultura cristiana e, parzialmente, in una antichissima e affine  “morale naturale” tradizionale.

Dall’altro lato, una mentalità  antagonista, per molti versi nuovissima e tecnologica che, invece, parte dal volontario e militante rifiuto di tutto ciò che afferisce alla prima. Possiamo quindi senz’altro individuare uno scontro titanico fra una “cultura cristica” e una “cultura anti-cristica” senza per questo entrare nell’ambito religioso, né affibbiare giudizi di merito all’una o all’altra.

I due schieramenti sono evidenti solo da poco: durante il ‘900 infatti,  le grandi ideologie sono state dei macro-contenitori in cui si mescolava un po’ di tutto: giustizia sociale, conservazione, rivoluzione,  patriottismo, tradizione, solidarismo, insomma, una gran confusione, dove ognuno ha preso o tolto qualcosa dal Vangelo inserendolo a piacimento nel proprio costrutto ideologico.

Crollati fascismi e comunismi, tutto si è separato, coagulandosi in modo spontaneo come acqua e olio. Agli antichi valori spirituali di Dio, Patria, Famiglia, si oppongono, oggi come non mai, quelli materialistici dell’Uomo, del Mondo e del Sesso. Abbiamo quindi una squadra “rossa” che lega progressismo, mondialismo,  europeismo, immigrazionismo, pacifismo, antimilitarismo, disarmismo, genderismo, femminismo, omosessualismo,  antifascismo,  ateismo, diritti civili, aborto, eutanasia, ecologismo, animalismo … Contro una squadra “bianca” che assorbe piuttosto sovranismo, patriottismo, tradizione, religione,  istanze pro-vita e pro-famiglia, e persino la difesa di una dieta onnivora e della caccia. Per certi versi, si potrebbe riprendere in esame la dicotomia fra “pensiero forte” e “pensiero debole” di vattimiana memoria, ma in questa breve disamina ci limiteremo a individuare le due posizioni in relazione alla cultura cristiana, fondativa dell’Occidente, dato che, citando la notissima frase di Croce, “non possiamo non dirci cristiani”.

Il progressismo, in generale, rifiuta l’idea di un Dio che agisce nella storia umana e di un uomo che, nella sua evoluzione, deve attenersi all’esperienza storica, ai principi-base della Creazione e all’ordine naturale delle cose di cui fanno parte le società naturali della patria e della famiglia.

I sostenitori del mondialismo, de facto, respingono quest’ordine soprattutto nell’”antiquato” concetto di stato-nazione che è, invece, da parte sua strettamente legato alla storia occidentale cristiana, basti pensare al diritto divino di re e imperatori, incoronati per secoli dal papa.

La costruzione degli stati ha spesso comportato la guerra, concetto che il pacifismo disconosce in blocco e che invece, nella dottrina cristiana - per l’autodifesa e la protezione dei deboli - è del tutto lecita, anzi doverosa. Chi avesse dubbi può consultare il Catechismo all’art. 2264-5: “Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale. […] La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere”.

Dal pacifismo discende, logicamente, il rifiuto di tutto ciò che è militare, riferito alle armi e all’autodifesa e quindi anche all’idea di far rispettare con la forza i confini nazionali. La posizione “per i ponti, contro i muri” è, così, in buona parte condivisa dagli europeisti i quali, del resto, supportano una costruzione tecnico-finanziaria sovranazionale che ha esplicitamente negato qualsiasi riferimento all’eredità cristiana.

Non è un caso che, caldamente europeisti, siano quasi sempre i sostenitori dell’immigrazionismo, i quali respingono il concetto  di un’identità nazionale da difendere anche dal punto di vista etno-antropologico e, con essa, anche un’identità religiosa che non reputano degna di essere salvaguardata.

Legate a filo doppio con l’immigrazionismo, sono diverse istanze antirazziste improntate a una continua ricerca di memoria, giustizia e risarcimento,  escludendo però dal proprio orizzonte il “perdonare le offese” tipicamente cattolico.

Contro il “maschio bianco, etero, cristiano e colonizzatore”, anche il femminismo che  boccia senza appello la distinzione fra le diverse caratteristiche e ruoli dei sessi – nella pari dignità - che invece appartiene da sempre al Cristianesimo.

Sulle innovazioni relative alla sessualità, alla vita e ai bambini, fulcro della creazione, lo scontro diventa poi incandescente.

Il genderismo rigetta l’idea che l’uomo debba accettare il corpo ricevuto da Dio, (il quale sarebbe, peraltro, solo un involucro per l’anima in vista della vita eterna) e viceversa, ritiene che, grazie alla chirurgia, possa riplasmarlo decidendone perfino il genere.

L’omosessualismo, dal canto suo, propone  una radicale alternativa alla concezione religiosa e tradizionale di amore e matrimonio, improntata alla complementarietà biologica dei sessi, volta alla costruzione di una famiglia naturale. Significativo quanto scriveva l’ideologo gay Mario Mieli: “La lotta per il Comunismo deve manifestarsi oggi anche quale negazione della Norma eterosessuale che è funzionale alla sussistenza del dominio del capitale sulla specie umana”. Mieli aggiungeva anche che uno degli obiettivi di questa liberazione doveva essere “la realizzazione di rapporti gay in grado di generare in un nuovo modo”.

Infatti, proprio sulla generazione della vita emergono due percorsi inversi: la squadra rossa ritiene, sostanzialmente, che “i genitori abbiano diritto ai bambini” mentre quella bianca, piuttosto, che “i bambini abbiano diritto ai genitori”. Non è un caso che alcune frange della sinistra politica siano possibiliste sull’“utero in affitto”, opzione respinta con orrore dalla destra.

Sempre in tema, i sostenitori dell’aborto e dell’eutanasia rifiutano la sacralità della vita umana e ritengono di essere in diritto di interromperla nelle sue fasi iniziali e finali, in alcuni casi.

Sul rispetto della vita animale e dell’ambiente, sono invece non di rado intransigenti gli animalisti-antispecisti, gli ambientalisti e i vegani che si oppongono al ruolo dell’uomo cristiano “amministratore del creato”, libero di servirsi (pur col dovuto rispetto per l’opera di Dio) degli animali e della natura per i propri bisogni essenziali, tra cui la nutrizione.

Sostanzialmente, le due grandi squadre bianca e rossa partono da due assunti opposti: o Dio ha fatto l’uomo, o l’uomo ha fatto Dio. Nel secondo caso, l’uomo è misura di tutte le cose e quindi può legittimamente riformulare costumi, scelte, abitudini e valori in base alle contingenze e alle necessità del suo tempo. Nella squadra rossa compaiono spesso delle istanze che all’origine sarebbero anche lecite in una visione cristiana, ma che vengono estremizzate: l’amore per il prossimo diviene socialismo, quello per il creato ambientalismo, il desiderio di pace si muta in pacifismo, l’anelito alla genitorialità si spinge fino all’impiego della tecnologia per ottenere figli in “nuovi modi”, e così via secondo quello che il Catechismo definisce “perverso attaccamento a certi beni”. Ecco perché, ancora una volta, la squadra bianca e la rossa si rivelano del tutto incompatibili e avversari “finali”.

Quindi, non c’è nulla di strano nel parlare laicamente di un vero scontro “apocalittico” in corso, né di istanze coerentemente “cristiche e anticristiche”. Nessuno ha motivo di offendersi. Il confronto tra questi due versanti è palese e ognuno scelga liberamente in quale riconoscersi ed eventualmente militare, facendo salve, per adesso, alcune “personalizzazioni”. E’ infatti  vero che abbiamo alcuni sovranisti animalisti oppure favorevoli alle unioni civili, così come alcuni progressisti contrari all’omosessualismo o al mondialismo, ma sono commistioni “da zona di confine” con peso limitato e con un futuro reso sempre più incerto dal progressivo radicalizzarsi dello scontro.

La logica interna alle due posizioni, infatti, di corollario in corollario, nel tempo diverrà sempre più stringente e richiederà agli individui una sempre più netta scelta di campo: o coi bianchi, o coi rossi. I credenti direbbero: o con Cristo, o contro Cristo, ma anche dal punto di vista laico-culturale, sarà più o meno lo stessa.

Dai blog